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Comunicazione politica
IL CONTESTO STORICO DELLA COMUNICAZIONE POLITICA IN ITALIA
di Fabrizio Gavini
La comunicazione politica è lo scambio ed il confronto dei contenuti di interesse pubblico politico prodotti dal sistema politico, dai mass-media e dal cittadino.Gli attori in gioco nella comunicazioni politica sono così: il sistema politico, i mass-media ed il cittadino anche nel suo ruolo di elettore. Nella storia della Repubblica si sono succeduti scenari profondamente diversi caratterizzati da forti discontinuità. Cambiano i protagonisti politici, le condizioni sociali, economiche e culturali ed i mezzi e gli strumenti di comunicazione.
Iniziamo il nostro breve percorso dalle origini della Repubblica o meglio ancora dalla seconda guerra mondiale. Da un regime dittatoriale fascista che aveva il monopolio dei mezzi di comunicazione di massa ed impediva con la forza agli avversari politici di comunicare pubblicamente, si passa alla Repubblica: un sistema democratico con libertà di espressione e di comunicazione ed una pluralità di protagonisti politici ad eccezione della Chiesa che sia in epoca fascista sia nell’ Italia democratica svolge ininterrottamente la sua funzione di comunicatore di primo piano. All’inizio della storia della Repubblica la maggioranza delle forze politiche si dichiara antifascista e quindi i contenuti dei messaggi sia della destra che della sinistra si modificano profondamente ad eccezione dei gruppi marginali di corrente neofascista. L’ aspetto prioritario della comunicazione politica è il proselitismo. L’ Italia è caratterizzata da una polarizzazione politica semplificata: comunismo – anticomunismo rappresentato dai due principali partiti PCI e DC con capillari strutture che coinvolgono la società civile: da una parte la sezione, la cellula, la casa del popolo e dell’altra la parrocchia, l’ oratorio, la chiesa. I canali usati per la comunicazione politica sono ancora quelli dell’era fascista: la radio, la stampa ed il cinema con una importante differenza la libertà di espressione anche attraverso i quotidiani che sono i giornali dei partiti. La radio rimane monopolio politico del partito di maggioranza relativa. I comizi e gli incontri con gli elettori restano l’ unica possibilità di contatto fisico con il politico in un paese in cui gli analfabeti sono ancora moltissimi e la televisione – nel 1954 – fa la sua prima apparizione. La sua diffusione è rapidissima ed i comunicatori politici si accorgono ben presto delle grandi potenzialità mediatiche della televisione. Gli anni ’ 60 sono l’ epoca del boom economico e sociale. I cambiamenti avvengono così rapidamente come non si è mai riscontrato nelle epoche storiche precedenti. L’Italia contadina emigra verso l’Italia industriale: dalle campagne alle città. E’ l’era dei consumi e del benessere nazionale. Compaiono nuovi soggetti politici: la classe operaia, gli studenti, le donne ciascuno con una identità politica e culturale. Lo sviluppo dei mezzi e degli strumenti di comunicazione ed il progresso sociale e culturale sono dei potenti acceleratori del processo di cambiamento in atto. Nel 1968 nasce una nuova generazione politica in concorrenza con quella vecchia del mondo politico. DC e PCI acquistano una nuova fisionomia: non sono più forze antagoniste – comunismo-anticomunismo - ma divengono maggioranza ed opposizione. Dal fronte di sinistra, capeggiato dai comunisti, si stacca il partito socialista che si affiancherà ai governi della DC. In questi anni inizia la contestazione antipartitica ed antisistema a cominciare dai giovani sessantottini, dagli operai, dalla borghesia. La protesta inizia nelle università e si estende alle fabbriche fino a coinvolgere tutta la società civile. I mezzi di comunicazione di massa, in primo luogo la televisione, svolgono un ruolo non solo di cambiamento nella comunicazione ma diventano loro stessi artefici e promotori degli eventi della società. La televisione è l’elemento primario della comunicazione politica. La radio ha grandi potenzialità il suo costo è accessibile a tutti i livelli sociali. Il cinema è il ‘ media ‘ al culmine del suo successo ed alcuni registi lo utilizzano per inviare messaggi di grande presa sul pubblico. Anche il telefono fa la sua apparizione nella promozione della propaganda elettorale. La stampa si serve di nuove tecniche di riproduzione e trasmissione. Il movimento studentesco utilizza il ciclostile per la diffusione in grande scala della contestazione in atto. La piazza è il palcoscenico delle manifestazioni politiche. Scendono in piazza gli studenti del ’ 68 e del ’ 77, gli operai dell’autunno caldo, le donne del movimento femminista, il popolo che chiede il divorzio, i radicali – il partito dei tavoli – che iniziano la battaglia referendaria. In tutto questo fermento di cambiamenti, di innovazione e di progresso il PCI ottiene un significativo vantaggio per merito dell’ apertura ai giovani nelle sue strutture e nei suoi quadri dirigenti. Il successo è forse da riconoscere anche nell’ utilizzazione dei nuovi mezzi di comunicazione di massa. I suoi diretti antagonisti destinano ancora una minore attenzione a questa novità, radicati nella tradizione del messaggio che resiste alla modernizzazione, ritenuti da quei politici svilito a prodotto di consumo attraverso campagne pubblicitarie dalla cui efficacia dipendeva l’ incremento dei consensi. E’ indispensabile però prendere coscienza della potenza dei moderni mezzi di comunicazione. E’ una scelta obbligata che tutte le forze politiche sono costrette a percorrere. I governi di solidarietà nazionale del ‘ 76 – 78 hanno penalizzato il PSI diminuendo il suo spessore politico. Il nuovo segretario socialista Craxi porta avanti una serie di iniziative per ridare visibilità e richiamare l’ attenzione degli elettori. Il PSI si schiera contro i comunisti. Si organizza intorno al leader del partito, Craxi, dando inizio alla ‘personalizzazione’ della politica. Ai vertici del partito si è insediata la generazione dei ‘colonnelli’ quarantenni. La televisione è il nuovo media privilegiato dalla giovane dirigenza socialista. La RAI sarà così spartita tra le tre maggiori forze politiche, ciascuna con la propria rete televisiva. La piazza come luogo pubblico della politica comincia a declinare e sullo schermo televisivo di casa, seduti comodamente sul divano prende vita il teatro della politica. E’ il 1989 quando cade il muro di Berlino che segna la fine della guerra fredda. Il sistema politico italiano che ha resistito per oltre 40 anni è in declino. Il ceto politico è cambiato. I partiti hanno una nuova fisionomia ed un nuovo nome; non è sopravvissuto nessuno dei partiti dell’Assemblea Costituente. Si affacciano nuove organizzazione e nuovi movimenti politici come La Lega e Forza Italia. Il cambiamento, cioè la “mutazione genetica” è una scelta necessaria alla sopravvivenza politica. Pubblicità e spettacolo sono indispensabili per acquisire visibilità e consensi elettorali. Un gran numero di professionisti viene utilizzato dai politici per organizzare fiere, congressi e manifestazioni. Sulla scena politica appare un nuovo personaggio che segna la storia politica dell’ Italia: Silvio Berlusconi e Forza Italia. La liberalizzazione dell’ etere crea nuove opportunità di comunicazione che Silvio Berlusconi utilizzerà in tutta la sua potenzialità, sollevando problemi inediti per la politica italiana. Le novità non si esauriscono perché un nuovo sistema di comunicazione globale si sta diffondendo velocemente e segna l’ inizio di una nuova epoca i cui effetti sulla vita politica, sociale ed economica dei cittadini non è ancora immaginabile: il computer ed Internet.